Da anni sentiamo parlare di semplificazione della pubblica amministrazione.
Una parola che, almeno sulla carta, dovrebbe significare meno burocrazia, meno perdite di tempo, meno stress per i cittadini.
Nella pratica, però, ho la sensazione sempre più forte che questa “semplificazione” sia diventata tutt’altro: un trasferimento di lavoro, costi e responsabilità dalla pubblica amministrazione ai cittadini.
E sinceramente, mi sento presa in giro.
Quando il lavoro lo fa il cittadino
Qualche tempo fa ho dovuto fare degli esami radiologici.
Una volta, dopo aver pagato la prestazione, era normale ricevere i risultati: referti e lastre consegnati direttamente dall’ospedale. Era semplice, automatico, logico.
Oggi no.
I raggi non mi sono stati consegnati.
Mi è stato detto che avrei dovuto scaricarli da casa, accedendo al sito dell’ospedale.
Un sito poco chiaro, difficile da usare, con percorsi complicati e istruzioni tutt’altro che intuitive.
Dopo vari tentativi sono riuscita a scaricare le immagini, salvarle su una chiavetta USB e portarle con me alla visita specialistica.
Una procedura lunga, macchinosa e stressante.
Stampare i raggi da casa, ovviamente, non è possibile: servono supporti specifici.
L’ospedale offriva la possibilità di ritirare il fascicolo cartaceo, ma pagando un costo aggiuntivo.
Quindi:
- ho pagato la visita
- ho fatto io il lavoro di accesso, download e gestione dei file
- se volevo i risultati stampati, avrei dovuto pagare di nuovo
Questa sarebbe la semplificazione?
Dalla carta alla mail, dalla mail all’ “arrangiati”
Lo stesso discorso vale per tante altre cose.
Prendiamo i cedolini: prima venivano consegnati stampati.
Poi sono arrivati via email.
Ora dobbiamo andarceli a cercare online, su portali spesso complicati, usando:
- la nostra connessione internet
- il nostro tempo
- i nostri dispositivi
E se li vogliamo stampati, ce li stampiamo a nostre spese.
Ancora una volta, il lavoro non è scomparso: è solo stato spostato.
Una semplificazione che fa risparmiare solo chi la impone
La mia impressione è che la cosiddetta semplificazione non abbia reso la vita più facile ai cittadini, ma più facile alle amministrazioni, che:
- fanno meno
- spendono meno
- delegano sempre di più
Nel frattempo, la vita quotidiana di noi cittadini è diventata più complicata.
Soprattutto per chi:
- è anziano
- non ha dimestichezza con il digitale
- non ha tempo
- non ha risorse
Quello che viene presentato come progresso, spesso è solo uno scaricabarile elegante, una riduzione dei servizi mascherata da modernizzazione.
Nuove tasse, ma senza chiamarle così
Quando un servizio che prima era incluso ora diventa a pagamento,
quando il costo viene trasferito su di noi sotto forma di tempo, strumenti, connessione, stampe, supporti…
di fatto stiamo pagando di più, solo in modo meno evidente.
È come se avessero indorato la pillola usando la parola “semplificazione”.
Ma la sostanza resta:
la pubblica amministrazione risparmia, i cittadini pagano.
Con stipendi inadeguati e che spesso non crescono, e con una qualità della vita che non migliora.
Una questione di dignità
Non è solo una questione pratica.
È una questione di rispetto, di dignità, di intelligenza e di buon senso.
Semplificare dovrebbe significare rendere le cose più facili per chi le deve usare, non spostare il peso su chi ha meno strumenti e meno potere.
Altrimenti non è “semplificazione”: è solo un modo elegante per fare meno, chiedendo di più.
Scusate lo sfogo, ma sento il bisogno di dirlo.
Perché accettare tutto in silenzio non è più una soluzione.

